Istituto Comprensivo Statale Michelangelo Buonarroti di Sperlonga (LT)
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venerdì 17 febbraio 2006 Docenti
Il computer nella scuola: approcci a confronto
A scuola si usano i computer regolarmente ma con quale approccio? Fino a che punto un docente deve saper usare il computer? Il computer è una materia o uno strumento?
Computer nella scuola Da una parte infatti viene privilegiato un approccio strumentale al computer, dall’altra un approccio pedagogico e didattico.

Dov’è la differenza?

Vediamo di entrare nel merito dei due approcci e delle ipotesi educative che li sostengono.

Un uso strumentale del computer implica l'apprendimento delle competenze necessarie a far funzionare il mezzo e ad utilizzarlo nelle sue varie funzioni e parti, quindi racchiude fra i suoi obiettivi specifici la conoscenza del mouse, della tastiera, eventuali stampanti, scanner, webcam, i software di uso più comune e quelli specifici per le attività che si vogliono realizzare: dalla fotografia digitale alla videoscrittura.

Tale approccio sottostà all’idea che imparare ad usare il computer faccia parte del bagaglio di competenze della media degli alunni italiani e di conseguenza del docente italiano.
Ecco che si spiega l’attivazione dei tanti corsi che hanno informatizzato eserciti di docenti che, armati del loro attestato, hanno ben pensato di fare informatica a scuola.

Sono proliferati i laboratori di informatica, i siti web delle scuole fanno a gara tra loro, nascono esperienze di lavori in mailing list, forum e blog di studenti e insegnanti che in effetti dimostrano così di saper usare il computer, di essere “informaticamente parlando” capaci.
Quindi attualmente la tendenza è: il docente impara ad usare il pc e lo insegna a sua volta agli alunni.

Chi non sa usare il computer rimane fuori da questa esperienza, che sul piano educativo ha molte potenzialità nascoste.

Pensiamo ora ad un docente che conosce poco il pc... anzi sa appena accenderlo... in teoria non dovrebbe neanche avvicinarsi oppure affidarsi ad un collega esperto... ma ne siamo davvero sicuri?

Mettiamo che, pur consapevole di questo limite, decida lo stesso di lanciarsi con i suoi alunni in un lavoro di ricerca perché gli occorre del materiale su di un argomento e i libri di testo non lo soddisfano oppure perché pensa che i suoi alunni si sentiranno molto più motivati dalla conoscenza di un argomento se possono contribuire concretamente alla ricerca e potranno oltre che leggere, vedere e perché no, anche ascoltare.

Immaginiamo il nostro docente e i suoi alunni che si dividono in gruppi e ognuno si occupa di cercare l’argomento su di un motore di ricerca diverso.
Nel frattempo infatti un alunno ha detto che ci sono più motori di ricerca ed ecco i gruppi scatenarsi nella navigazione dei principali motori (il gruppo compreso il docente ha già raggiunto un apprendimento specifico).

La ricerca comincia a dare i primi frutti e le prime pagine vengono inserite tra i siti preferiti (altro obiettivo specifico), poi un altro alunno suggerisce che è meglio salvarle e cerca di farlo ricordando che lo aveva visto fare al fratello maggiore, fra prove ed errori il salvataggio riesce (altro apprendimento) ma dopo un po' i gruppi hanno collezionato una notevole quantità di file salvati e l’insegnante non si ci raccapezza più.

Prendono il manuale d’uso del pc e scoprono che si può organizzare il lavoro nelle cartelle così si interrompe la ricerca e ci si organizza per la gestione delle cartelle che vengono suddivise secondo i vari sottoargomenti della ricerca, inserite in un floppy (altro apprendimento) e fatte girare tra i gruppi.

I gruppi si coordinano sulla rielaborazione del vario materiale dividendosi le cartelle e cominciano a creare i vari testi, assemblando i pezzi, le immagini, i file audio.

Un gruppo propone di stampare, un altro propone di fare una piccola pagina web, un altro ancora di inviare il collage alla scuola del gemellaggio.

Dopo due ore di lavoro hanno imparato tantissimo sull’uso strumentale del pc, commettono ancora degli errori, ne commetteranno ma in linea di massima hanno utilizzato buona parte delle funzioni e dei software di un computer.
Anche il docente ha beneficiato di questo tipo di apprendimento senza che la sua immagine di insegnante sia stata minimamente compromessa.

Ma possiamo osare di più.

Immaginiamo che durante il lavoro di ricerca facciamo svolgere un lavoro parallelo di pianificazione. Invitiamoli intanto che imparano le funzioni e i passaggi, a riprodurli in una rete concettuale.

All’inizio avremo tante reti concettuali semplici, di tipo lineare-sequenziale ma in seguito potremo avere delle reti concettuali di tipo reticolare in cui i vari procedimenti si incontrano in quanto trasversali a più operazioni.

Forse questo approccio può apparire un po' caotico, ma potrebbe essere utilizzato per lavorare sulla sequenzialità delle azioni, sulla successione, sulla causalità, sulla progressione logica ma anche su quella analogica.

Abbiamo incontrato quindi un altro orientamento.
Si lavora con il computer e al computer e si apprendono le varie funzioni intanto che servono, non occorre averle prima si possono costruire man mano.

Si riflette sulle operazioni che vengono effettuate, sulla successione dei sotto-passaggi, si riflette su quelle che bisogna saper fare per passare al livello successivo o per avviare un'altra funzione.
Ci si scambia strategie di apprendimento.

Si lavora sul materiale che viene creato con il computer e sul suo impatto comunicativo, si confrontano i linguaggi, si confrontano i registri.
Nelle due ore descritte non si è fatta lezione sul computer ma con il computer.

Quello su cui voglio soffermarmi è la qualità pedagogico-didattica di quelle due ore.

Competenze relative al lavoro di gruppo si sono mescolate a quelle relative all’uso del pc e funzioni cognitive sono state chiamate in causa fino ad un vero e proprio approccio metacognitivo, metalinguistica e metacomunicativo che ha portato i gruppi, docente compreso, a lavorare sui propri processi, a pensare il pensiero e la sua organizzazione durante le varie procedure richieste dal pc.

Il lavoro con le cartelle, ma anche quello di copia/incolla dei testi, ha favorito un obiettivo di sequenzialità: gli alunni hanno imparato a mettere in sequenza secondo un ordine che possono poi rappresentare con un algoritmo e riportare in un approccio anche di tipo matematico.

In due ore di lavoro abbiamo scorso tutti gli ambiti di studio e coinvolto totalmente i nostri alunni in un lavoro che li ha arricchiti poiché gli ha permesso di esperirsi e prendere consapevolezza di sé come individui pensanti che producono pensieri e fruiscono del pensiero, proprio e altrui.

Una vera alfabetizzazione informatica non può prescindere da una capacità di uso che non è meramente meccanica o strumentale ma è, sin dall’inizio, conoscenza di un modo diverso e moderno di comunicare, di pensare, di organizzare il mondo.

Questo obiettivo coinvolge primariamente il corpo docente poiché la cultura del computer non può diffondersi se prevalgono stereotipi che inquadrano il computer come pericoloso.

Il pregiudizio della macchina che mortifica l’intelligenza umana deve trovare la sua giusta collocazione in un uso scorretto del computer non nel suo uso normale e corretto.

Rosa Maria Lombardo

di Webmaster

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